Voglio proprio incominciare ringraziando in ginocchio (senza esagerare) Gianni Davico e il suo libro “La vita 2.0″. L’ho letto un paio di mesi fa e credo che le decisioni che ho preso da allora siano proprio effetto – non placebo – di quella lettura.
1. Mi sono liberata di una zavorra economica che non aveva più ragione di esistere.
2. Sto per lasciare il lavoro *dipendente*. Sì, abbandonerò il posto sicuro oggetto del desiderio delle nostre mamme anni ’50. Non ho più voglia di dire signorsì a nessuno. Non ce l’avevo neanche prima, non ce l’ho mai avuta, ma ora proprio mi rifiuto al punto tale da sentirmi fisicamente male. E invece voglio essere felice. E allora:
MARIA ANTONIETTA 2.0
Farò la parolivendola e basta. Ma le regalerò anche, le mie parole, quelle che non saranno più inacidite, amareggiate, deluse e scontente a causa dell’insoddisfazione. Regalerò sorrisi autentici, non stiracchiati a chi e quando parrà a me. Matta? Incosciente? No, _ solo_ 2.0.
Parolivendola, ma che bellissima definizione! Cara Maria Antonietta 2.0, sei una forza! Bacioni.
p.s. io invece ho cominciato a leggere L’isola a testa in giù. E mi piace molto.
La definizione è un tantinello scopiazzata da Pennac… La prosivendola. La parte che preferisco è *vendola* (dicasi Nichi)
tu e io dobbiamo essere telepatiche! che fosse ispirato dalla prosivendola l’avevo immaginato. Che il meglio fosse “vendola” l’ho pensato appena l’ho letta! Oggi, poi, wow! baci
E’ strano, io non sono una mamma e non sono nata negli anni ’50, eppure il lavoro da dipendente sarebbe per me un traguardo non da poco.
Mi spiace che trovi insopportabile il dover sorridere quando non vorresti o il dover ‘obbedire’ a un capo. Io trovo insopportabile il fatto che mi sto laureando e su 100 curricula inviati sia riuscita a rimediare soltanto un colloquio. Non che io sia un cattivo acquisto, non è quello. E’ che siamo in un periodo brutto, veramente brutto. Soprattutto per una ventenne e una laureanda che sente di aver sprecato soldi nell’istruzione e che si augura di avere una possibilità di lavorare (non dico a tempo indeterminato, anche a nero va bene) come commessa. E pensare che se fossi nata vent’anni prima, sarei stata una dirigente anche solo col diploma delle elementari!
Sono felice che la tua vita stia migliorando, però pensa a chi non ha la fortuna di un posto fisso. Per gente come me, leggere queste parole di disprezzo verso una cosa così preziosa fa male.
Cara ventenne (vorrei chiamarti per nome, ma …non l’hai messo),
mi scuso con te se ti sei sentita ferita da ciò che ho scritto. La mia intenzione era quella di comunicare uno stato d’animo positivo e ringraziare pubblicamente un amico che con il suo libro ha contribuito a farmi fare un passo che per me è in avanti ma che, lo capisco benissimo, a molte altre persone può sembrare un atto di incoscienza pura. D’altra parte, alla mia veneranda età, e con quasi trent’anni di lavoro sulle spalle, penso di avere piena consapevolezza di quello che faccio. Mi conosco abbastanza bene, ormai.
Permettimi di dire anche a te quello che sempre ripeto ai miei figli, quasi tuoi coetanei e con gli stessi tuoi problemi:
Non rimpiangere di aver studiato. La cultura è un patrimonio che nessuno ti potrà rubare.
Non demordere. Metticela tutta e punta a ciò che ritieni sia il meglio per te. Sarà lunga, forse, sarà dura, ma ce la farai, ne sono certa.
Maria Antonietta,
Con il tuo post mi hai proprio tolto le parole di bocca… Neanche io ho mai sopportato di fare “buon viso a cattivo gioco” davanti a colleghi e, peggio, manager che non lo meritavano. Non sopporto che mi si controlli e che mi si dica come, quando, e in quanto tempo le cose devono essere fatte. Cosi anche io, due anni fa, ho rinunciato al “posto fisso” in cambio della mia felicità e non me ne pento. Mi sono messa in proprio come traduttrice Italiano-Francese-Italiano decidendo di fare a tempo pieno quello che prima facevo solo nei ritagli di tempo. Sono stati i due anni più belli e valorizzanti, professionalmente ma anche umanamente parlando, della mia vita.
Purtroppo oggi mi accingo a riprendere un lavoro salariato, solo per motivi economici perché, pur avendo diversi clienti, il volume di lavoro non é sufficiente per poterci vivere decorosamente. Ho accettato un contratto a durata determinata e si tratta di una cosa noiosissima; lo faccio solo per poter guadagnare n po’ di tempo : nel frattempo infatti continuero’ a cercare nuovi clienti e spero più tardi di potercela fare a vivere solo della mia passione : le parole.
Anch’io sono una traduttrice giuridica (da 5 anni) e mettero’ il tuo Blog tra i miei preferiti perché in questo campo non si smette mai di imparare!!!
Lunga vita al tuo progetto!
E non me ne voglia la signorina ventenne : si tratta di carattere! C’é chi é più portato a dare direttive, chi si presta a seguirle, e chi ne ha proprio bisogno (per fortuna!). Semplicemente io non sono tra questi ultimi e più mi riavvicino al lavoro salariato, più la vivo come una sorta di detenzione forzata…
Dimenticavo :
Sono Serafina
http://aeditalia.wordpress.com
.. e scrivo dalla Francia
Anto, che notiziona!! non ci posso credere… Molli il ministero? Che dire? Auguri per la ‘nuova’ Maria Antonietta 2.00
) E benvenuta al club dei freelance, duri e puri
) Besos