Parole e oggetti desueti. Della serie “amarcord…” Prima puntata.

MOSCAIOLA

Quando ero piccola non c’era il frigorifero in tutte le case, e neanche nella mia. C’era sul terrazzino di cucina un mobiletto pensile, fatto di legno e retina fitta. Si chiamava moscaiola. Ci si conservavano dentro le provviste non deperibili ma bisognose di aria e di riparo dalle mosche, per l’appunto. Formaggi stagionati, cipolle, piccoli avanzi del pranzo da consumare rigorosamente a cena (non si buttava via nulla).

La moscaiola odorava di un miscuglio di cose a volte non proprio compatibili fra loro. Ma era il profumo di casa, e nessuno diceva “Ma che odoraccio nella moscaiola!”.

Quando  alla metà degli anni Sessanta ha fatto trionfale ingresso in cucina  il frigorifero,  bello, alto, bianco e bombato, con il suo maniglione argentato sullo sportello, la povera moscaiola è stata declassata a piccolo ripostiglio per piccole cose: spago, fogli di carta di varie misure e fantasie,  accuratamente recuperati dai regali ricevuti, e ancora buoni per incartare un regalino da fare a qualcun altro,  nastrini colorati, recuperati anche loro,  e cianfrusaglie varie. Un piccolo bazar, il rifugio di tutto quello che è servito prima, non serve adesso  ma potrebbe servire poi. Conservato al riparo dalle mosche, naturalmente!

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