Come un pennuto accidentalmente entrato dalla finestra generò un *Dialogo “a lo loco”* tra madre e figlia

FATTO AVVENUTO IN SANTO DOMINGO, addì 16 settembre 2014 attorno alle ore 19

Premesso che:

1- Non ho una particolare propensione per i pennuti, anzi direi che mi fanno abbastanza ribrezzo.

2- Nel giardino condominiale del mio amico Solano vivono allegramente stormi di cinguettanti pappagalli che, fin quando se ne stanno fra i rami dei flamboyanes, che ci stiano pure…

3- L’appartamento del mio amico è al settimo piano e ha un salone con vetrate su due lati opposti.

4- Ho abitato per un certo tempo nel suddetto appartamento.

5- Un pappagallo ha pensato bene di entrare proprio lì.

Ciò premesso,

abbandono lo stile legalese e riporto alla lettera il dialogo intercorso su whatsapp fra una me schifata dalla presenza del volatile e la mia pennutofila figliola.

DIALOGO:

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mariantosantodom: Mi è entrato in casa dalla finestra. Mi fa schifissimooooooo
Elena: Un Rio! È cosi carino
mariantosantodom: È entrato da un lato e ha sbatturo una capocciata contro la vetrata chiusa dell’altro lato. Mi pare un po rinco. Gli dico vai via e lui sta li tranquillo. Ora vomito.
Elena: Prova a dirglielo in spagnolo: Aléjate
mariantosantodom: Non funziona

Elena: Ma è cosi grazioso
mariantosantodom: Cammina per tutta la stanza
Elena: Dai prova a prenderlo
Elena: Dagli un pezzettino di mela
Elena: Sembra così tenero
mariantosantodom: Mi fanno schifo gli uccelli
Elena: Non spaventarlo,  ha il cuore piccolo gli viene un infatti
Elena: Infarto
mariantosantodom: Mi viene prima a me
Elena: È carino, se te lo metti su una spalla fa anche compagnia
Elena: Dai mica è un piccone
Elena: Piccione
mariantosantodom: Uffa
Elena: È di quelli che si affezionano
Elena: Prova con la mela
mariantosantodom: Ora è sotto un divanetto
mariantosantodom: Non ho mele
Elena: Banane
mariantosantodom: Speriamo che arrivi presto Solano
Elena: Melone
mariantosantodom: Banana sì
Elena: Fagliela a pezzettini
mariantosantodom: Io lo voglio cacciare via, non invitare a cena!
Elena: Si chiamerà Cipì
mariantosantodom: Ora mi chiudo in camera
Elena:  scema gli fai il percorso di banane fino in balcone
Elena: Dai è innocuo
Elena: Ha più paura lui di te
mariantosantodom: Non c’è un balcone, solo vetrate
mariantosantodom: E il coglione deve volare per uscire
Elena: È un cucciolo
mariantosantodom: In quanto tale poteva entrare al secondo piano invece che al settimo?
 Elena: È uno che vola alto
 mariantosantodom: :-(((
Elena: Non gli si può mica dire fly down!

mariantosantodom: Ora e sotto il divano con la faccia al muro.

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Elena: Piccino

mariantosantodom: Deve aver battuto una craniata mica male
Elena: Povero
mariantosantodom: Vorrei prenderlo e lanciarlo dal balcone ma non riesco mi fanno schifo le piume
mariantosantodom: Dalla finestra pardon
Elena: Accertati che sappia volare sennò lo uccidi poverino
Elena: Appoggialo
Elena: Le piume sono morbidissime
mariantosantodom: Sa volare sì, sennò come arrivava quassù? in elicottero?
mariantosantodom: E entrato volando come un uccello
Elena: La testata magari ha influito sulla sua volatilità
Elena: Poi sennò devi fare i conti col karma
mariantosantodom: Guardalo sembra in gastigo
Elena: Castigo
Elena: Somara
Elena: Dai basta allungare un braccio, povero
Elena: Sei troppo distante io l’avrei già su una spalla
Elena: Sono morbidosi
mariantosantodom: Risolto
Elena: L’hai ucciso?
mariantosantodom: E arrivato Solano l’ha preso e liberato. È volato via
Elena: 😉
mariantosantodom: Macché ucciso. L’ ha preso per benino
Elena: Solano è ancora vivo,  hai visto?
Elena: Povero Cipì, con me avrebbe vissuto meglio
Elena: Già mi manca
Elena:   😦
mariantosantodom: Gli ha beccato un dito a Solano!

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Lavoro in tempo di crisi

Quando il telefono tace da diversi giorni e poi finalmente suona e qualcuno ti dice che ha bisogno di te, non puoi essere che felice.

Ma il lavoro che mi è arrivato stamattina non mi ha reso contenta, anzi.

Un testamento presuppone sempre che *a monte* ci sia un de cuius, ma quando questo è una persona che conoscevi la cosa ti tocca di più.

Stephen, che riempiva Piazza San Michele di musica e danza, se n’è andato.

Vero è che non lo vedevo da un pezzo, ma pensavo che fosse tornato in Inghilterra. Invece no. È andato in quel cielo dove potrà ballare in piazza senza che i vigili urbani lo facciano sloggiare perché disturba.

Della sua vita parca resta un pezzetto di terra che ha lasciato a un amico e il suo testamento olografo, dai tratti minuti e aggraziati come le sue movenze di danzatore.

Dance in peace, Stephen.

Un amore di genio

– Leonardo ha una mente geniale.

– Scopri l’acqua calda!

– Macché, non parlo del buon da Vinci. Il *mio* Leonardo è meglio! Lo so che dovrei dire migliore, ma passami la licenza e stammi a sentire.

Ho conosciuto tanta gente, ma lui è davvero speciale. La sua mente  ha le ali, le ruote, le pinne, i propulsori; ogni elemento è il suo e ci si muove dentro con agilità, prontezza, acume; elabora e ricrea, fa suo e ripartorisce tutto quello che capta. E capta tanto, perché oltre a quello che t’ho detto prima, Leonardo ha anche le antenne.

Ha le potenti antenne dell’intelligenza e della sensibilità. Capisce al volo il detto e il non detto. Intuisce, arguisce, scava, deduce, porta a galla, con naturalezza, semplicità e dolcezza. Per lui è normale così. Lui “È” così.  Pesca nel pozzo profondo delle sue conoscenze ed estrae all’infinito. Ti incanta col suo garbo, ti intriga col suo spirito. 

Un genio che non mette a disagio;  un amore di genio 🙂 

Difficilmente mi inchino davanti a qualcuno. Anzi, mai. Ma davanti a Leonardo m’ inchino alla giapponese: una, due, dieci volte 🙂 e brindo alla sua esistenza e alla fortuna di averlo incontrato. 

E ora dico a te, Leonardo cuor di leone: prova a dire che non è vero quello che ho detto!

 

Emozione…

Una studentessa della SSML di Pisa verrà lunedì a colloquio per chiedermi di essere  la sua relatrice  per la tesi.

Devo dire che mi fa un certo effetto. Bello, eh! 

Ripenso alla relatrice della mia tesi, tanti anni fa. Una prof ottima;  io  sono stata la sua prima laureata. Nessuno aveva ancora osato. Primo: perché la filologia germanica, almeno allora – e parlo del 1977/78 –  non faceva molti proseliti. Secondo: perché la prof in questione godeva della fama di severissima. Il che è anche vero. Tant’è che al mio esame in questa materia, che avevo studiato ben bene, fui bocciata.

Siccome mi è sempre piaciuto il salto a ostacoli, ridetti l’esame (con successo questa volta) e chiesi la tesi alla prof  “terribile”, che ancora oggi insegna a Lingue. 

Non dimenticherò mai la cura, l’attenzione e l’umanità con cui mi seguì Maria Giovanna Arcamone durante la stesura della mia tesi. Le sarò sempre grata per gli strumenti che mi ha dato, per i pomeriggi a casa sua a riguardare i capitoli del mio lavoro e per avermene fatti riscrivere diversi… 

Non c’era il computer allora, e nemmeno Internet.

È stato a casa sua che ho preso in mano per la prima volta un volume della Treccani e sono rimasta per ore  nel suo studio a leggermi  la voce “Germani”.

È stata lei che mi ha fatto imparare l’alto tedesco antico facendomelo sembrare anche facile.

È con lei che ho appreso un metodo di ricerca.

A distanza di ben trentaquattro anni sono ancora qui che la ringrazio dentro di me ogni volta che qualcuno dei suoi insegnamenti mi torna utile ancora oggi.

Ecco, se sarò la relatrice della ragazza di lunedì e se riuscirò a lasciare in lei un decimo di quello che ho conservato in me  della mia relatrice, sarò davvero contenta. 

 

The Iron Ant

Direi che non fa una grinza… Torna con il nome, con il cognome, con il darsi da fare  e  la fatica.

Me l’ha trovato un mio caro amico,  mi è piaciuto, e ora il mio nuovo nick name è questo.

Divertente.

A volte non troppo, però. Correre correre correre, pensare pensare pensare, inventare, costruire, raggranellare, prevedere, provvedere,  prrrrrrr 🙂

Sollevamento pesi continuo; a volte i pesi cascano, su un piede magari, e son dolori. Ma anche se non cascano son dolori, alle braccia  in tal caso. Comunque, una vera Iron Ant tira dritto.

Non le importa di avere le tasche prosciugate dal fisco, né di dover aspettare 27 (dico ventisette) mesi per vedersi corrispondere la liquidazione di vent’anni di lavoro da dipendente statale. Funziona così. Iron Ant anticipa le tasse di quello che guadagnerà (ma lo guadagnerà???) come libera professionista nel 2013 e aspetta due anni e tre mesi per vedersi restituire quello che ha versato, anzi che le è stato trattenuto direttamente dalla busta  paga,  mese mese per 240 mesi.  Ai  circa 3000 euro che l’INPS deve rimborsarle da quasi due anni per aver versato più del dovuto, Iron Ant non pensa quasi più. Quasi…

Iron Ant ne ha piene le iron balls.

Iron Ant preferirebbe essere  Iron Cicada.

In barba a La Fontaine.

The Cicada and the Ant

Cicada, having sung her song
All summer long,
Found herself without a crumb
When winter winds did come.
Not a scrap was there to find
Of fly or earthworm, any kind.
Hungry, she ran off to cry
To neighbor Ant, and specify:
Asking for a loan of grist,
A seed or two so she’d subsist
Just until the coming spring.
She said, “I’ll pay you everything
Before fall, my word as animal,
Interest and principal.”
Well, no hasty lender is the Ant;
It’s her finest virtue by a lot.
“And what did you do when it was hot?”
She then asked this mendicant.
“To all comers, night and day,
I sang. I hope you don’t mind.”
“You sang?” Why, my joy is unconfined.
Now dance the winter away.”

Buon compleanno, mamma

Oggi la mia mamma avrebbe compiuto 94 anni.  La voglio ricordare ringraziandola per quegli insegnamenti che, in altri tempi, ritenevo “antichi”, obsoleti, forse anche inutili. Ora ne capisco il senso, li apprezzo e cerco di metterli  in pratica.

So che sarai contenta, mamma, di non avere seminato al vento 🙂

Parole desuete come parsimonia, sobrietà, modestia facevano parte del tuo linguaggio quotidiano. E io ti prendevo in giro: “Non siamo mica in tempo di guerra… Non fare la ‘matusa’!”

La guerra di oggi si chiama crisi, e la subiamo tutti. Tirare la cinghia non è un optional. E allora quelle parole, quei concetti, quel modo di vivere che ho imparato da te, mamma, ora mi tornano proprio utili!

Grazie, e buon compleanno.

Love-truffa: sventata e divertita

Arrivano tutti i giorni email di qualcuno che ti offre somme di denaro da capogiro in regalo perché non sa dove mettersele, o perché sta per tirare il calzino, è solo al mondo, e guardacaso ha trovato proprio te…

Una truffa più fantasiosa e romantica è stata inventata  da un sedicente Stefan Miller che va a caccia di tardone su skype,  presentandosi come Ufficiale della Royal Navy in missione a Kabul  e chiedendo educatamente di poter chattare per conoscersì un po’ meglio, perché è tanto solo, sta cercando una persona speciale,  eccetera eccetera.

La tardona del caso sono io, che non avendo niente di meglio da fare ho dato corda  a questo tipo per vedere dove andava a parare.

Che non fosse un suddito di Sua Maestà l’avevo intuito dalle prime tre parole del suo primo messaggio scritto in un inglese che se il mio fa schifo, il suo ancora peggio.

Per un discreto lasso di tempo il romanticone mi manda missive tanto struggenti quanto sgrammaticate,  credendo di  solleticare una vanità che per causa di forza maggiore ormai non ho più e manifestando sentimenti profondissimi a cui sarebbe stato difficile resistere se non avessero avuto odore di falso lontano non uno ma dieci miliardi di miglia. Comunque sto al gioco e mi diverto anche.

Finché, la scorsa settimana, ricevo la notizia delle notizie: lui e io, coppia ormai consolidata e incrollabile, siamo stati baciati dalla fortuna.

” i want to tell you something important and i want you to keep this secret between us. When the NATO forces get into some rooms in the Taliban hide camp there were some trunk boxes and when it was opened it was filled with US dollars notes, the commander that lead the raid said the boxes should be set on fire but most of the soldiers said no that the money should be shared among every soldier and with the Red Cross personnel that accompany us, so we eventually agreed after a long argument with he commander and the soldiers, so I was given the sum of one million two hundred US dollars (US$1,200,000.00). It’s a good news for both of us. I kept the money in the Red Cross camp here in Kabul and I am making arrangement with a courier agent who will deliver the money to you, so you can keep it for me until I finish my work and come over there. I am telling you about this money is  because of the trust and confidence I have in our relationship believing that our partnership in this transaction will lead us to success. The trust deposed on you now is enormous hence I need your committed co-operation, sincerely and transparency. Remember that success of this transaction will also depend on how secrecy it is kept no matter your relationship with the person even when the money has been transfer to you. My dream is after this money has been successfully transferred to you when i get home i will retired and come to you and we can open an account in your bank and deposited the money and subsequently invest of the money in your country subject to your supervision where I  will live throughout our life. Please your major role is to research on where we will invest  the money becasue as a civil servant and have little or no knowledge about business enterprises.”

Gli dico che sono proprio contenta, che non aspettavo altro che un omino generoso come lui, e gli  chiedo quanto devo pagare perché il corriere mi consegni il malloppo . La risposta è ovviamente niente. “Tutto è pagato a monte, darling, con tutti questi soldi, figurati se ti lascio pagare qualcosa. Anzi, appena ricevi la valigetta con il milione e spiccioli di dollari, mettiti subito in cerca di una bella casa per noi due, che appena ho fatto ti raggiungo e andiamo incontro al nostro radioso futuro insieme”.

Dov’è il trucco? Lo voglio proprio scoprire…

Venerdì mattina ricevo un messaggio da un tale Abel che dice di essere il corriere e che, curiosamente, infarcisce la mail con gli stessi identici errori di Stefan.

Mi dice che l’hanno bloccato alla dogana di Giakarta… e che per poter ripartire deve aprire la valigetta, quindi IO devo dirgli il codice. Altrimenti deve pagare una mazzetta per scansare il controllo.

Da Kabul all’Italia gli aerei passano per Giakarta? Codice della valigetta? Mazzetta? Gli suggerisco di rivolgersi a Stefan. Lui saprà di certo come risolvere la questione.

Nel frattempo “ricompare” anche Stefan, che, al corrente di tutto,  mi dice di non poter dare il codice ad Abel, sarebbe come darsi la zappa sui piedi. Né tantomeno può mandargli soldi. Ma la soluzione esiste: i soldi glieli mando io, e poi li recupero da quelli contenuti nella valigetta che ben presto riceverò se sarò comprensiva e seguirò le sue istruzioni.

Chiaro: i due sono uno solo che ce l’ha messa tutta per fregarmi. Altro che darling e my love! Purtroppo per lui, questa volta  gli è andata male.

Due margherite, un mito

   Due donne col nome di un fiore delicato ma con la tempra d’acciaio.

Due donne che non si conoscono, credo, ma che hanno in comune oltre al nome e all’età – anno più anno meno –  il fatto di essere un mito.

Della prima Margherita dico solo il cognome: Hack. E tanto basta.

Della seconda Margherita taccio solo il cognome e dico tutto il resto che so e che mi è piaciuto tanto da farla diventare un modello. Vorrei proprio essere come lei, semmai arrivassi alla novantina.

Quando l’ho conosciuta aveva già più di ottant’anni e non aveva mai assaggiato la nutella. Stupì tutti i commensali quel lunedì di Pasqua, nella casa di campagna, dicendo che era la  prima volta che spalmava quella crema su non mi ricordo quale base, forse una fetta di colomba… La mia amica Monica, quando la rammenta, la chiama “la tua amica che non aveva mai mangiato la nutella”.

Ma questo è ovviamente il meno.

Margherita è eccezionale per com’è, per quello che fa e che ha fatto, per come si gestisce la vita e si rapporta agli altri.

Margherita vive da sola in un bel posto di mare e d’estate fa la sua bella nuotata quotidiana.

Margherita ama i fiori e  la pittura. Lei stessa dipinge e fa le sue mostre. Spesso viaggia; le piacciono le città d’arte. Ha un’intensa vita sociale e mantiene sempre i rapporti con le moltissime persone che ha incontrato nella sua lunga vita.

Le brutte cose  che sono capitate anche a lei, come a tutti, non hanno offuscato la luce dei suoi occhi azzurri né reso amaro il suo sorriso.

Margherita è l’emblema della vita. Per me è Maman.

Spending reviù ammodomio

Così come quelli che una volta si chiamavano spazzini, domestici e zitellone ora sono operatori ecologici, colf e single, anche il tirare la cinghia è stato ribattezzato, in modo politicamente corretto,  spending reviù. Ops, review.

La mia spending reviù ha preso il via una settimana fa, su due fronti.

Uno pubblico e uno privato.

Accidenti! Esagerata!

E invece sì.

Sul fronte pubblico, ho liberato lo Stato della mia inutile presenza come dipendente. Parlando come mangio: mi sono licenziata. Non sono più stipendiata dal Ministero e mi sento alleggerita. Oltre che per i soldi in meno che mi entreranno in tasca, anche e soprattutto per avere trovato la forza di decidere finalmente quello che avevo in animo da tempo.

Mi sono tolta un peso (il mio fegato ringrazia sentitamente) e ho tolto un peso (piccino, ma tutto fa) alle casse dello stato. Ora sono libera professionista pura 🙂

Sul fronte privato ho abbandonato le bionde. Insomma, ho smesso di fumare. Davvero.

In questo caso sono i polmoni a ringraziare, e anche il portafoglio.

Sarà un po’ meno contento il Monopolio, che ha perso un cliente, ma pazienza!