Un amore di genio

– Leonardo ha una mente geniale.

– Scopri l’acqua calda!

– Macché, non parlo del buon da Vinci. Il *mio* Leonardo è meglio! Lo so che dovrei dire migliore, ma passami la licenza e stammi a sentire.

Ho conosciuto tanta gente, ma lui è davvero speciale. La sua mente  ha le ali, le ruote, le pinne, i propulsori; ogni elemento è il suo e ci si muove dentro con agilità, prontezza, acume; elabora e ricrea, fa suo e ripartorisce tutto quello che capta. E capta tanto, perché oltre a quello che t’ho detto prima, Leonardo ha anche le antenne.

Ha le potenti antenne dell’intelligenza e della sensibilità. Capisce al volo il detto e il non detto. Intuisce, arguisce, scava, deduce, porta a galla, con naturalezza, semplicità e dolcezza. Per lui è normale così. Lui “È” così.  Pesca nel pozzo profondo delle sue conoscenze ed estrae all’infinito. Ti incanta col suo garbo, ti intriga col suo spirito. 

Un genio che non mette a disagio;  un amore di genio 🙂 

Difficilmente mi inchino davanti a qualcuno. Anzi, mai. Ma davanti a Leonardo m’ inchino alla giapponese: una, due, dieci volte 🙂 e brindo alla sua esistenza e alla fortuna di averlo incontrato. 

E ora dico a te, Leonardo cuor di leone: prova a dire che non è vero quello che ho detto!

 

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Emozione…

Una studentessa della SSML di Pisa verrà lunedì a colloquio per chiedermi di essere  la sua relatrice  per la tesi.

Devo dire che mi fa un certo effetto. Bello, eh! 

Ripenso alla relatrice della mia tesi, tanti anni fa. Una prof ottima;  io  sono stata la sua prima laureata. Nessuno aveva ancora osato. Primo: perché la filologia germanica, almeno allora – e parlo del 1977/78 –  non faceva molti proseliti. Secondo: perché la prof in questione godeva della fama di severissima. Il che è anche vero. Tant’è che al mio esame in questa materia, che avevo studiato ben bene, fui bocciata.

Siccome mi è sempre piaciuto il salto a ostacoli, ridetti l’esame (con successo questa volta) e chiesi la tesi alla prof  “terribile”, che ancora oggi insegna a Lingue. 

Non dimenticherò mai la cura, l’attenzione e l’umanità con cui mi seguì Maria Giovanna Arcamone durante la stesura della mia tesi. Le sarò sempre grata per gli strumenti che mi ha dato, per i pomeriggi a casa sua a riguardare i capitoli del mio lavoro e per avermene fatti riscrivere diversi… 

Non c’era il computer allora, e nemmeno Internet.

È stato a casa sua che ho preso in mano per la prima volta un volume della Treccani e sono rimasta per ore  nel suo studio a leggermi  la voce “Germani”.

È stata lei che mi ha fatto imparare l’alto tedesco antico facendomelo sembrare anche facile.

È con lei che ho appreso un metodo di ricerca.

A distanza di ben trentaquattro anni sono ancora qui che la ringrazio dentro di me ogni volta che qualcuno dei suoi insegnamenti mi torna utile ancora oggi.

Ecco, se sarò la relatrice della ragazza di lunedì e se riuscirò a lasciare in lei un decimo di quello che ho conservato in me  della mia relatrice, sarò davvero contenta. 

 

Rimborsi spese da parte del Tribunale

Non capita tanto spesso di doversi fare rimborsare spese dal Tribunale, ma semmai accadesse, la procedura da seguire è quella che ho avuto proprio stamattina dalla Procura di Lucca:

Per i soggetti che esercitano un’attività di lavoro autonomo: 

I rimborsi spese, oltre che a concorrere a formare la base imponibile ai fini IVA e ai fini dei contributi previdenziali propri della categoria professionale di appartenenza, devono ritenersi soggetti a ritenuta d’acconto IRPEF, ad eccezione delle spese documentate con fatture e/o ricevute intestate all’autorità giudiziaria committente con annotazione  che  “la spesa è stata anticipata dal libero professionista in nome e per conto della Procura nel procedimento n°…”.

Mac… m’è toccato!

Nuovo cliente, nuovo strumento.

M’è toccato affiancare al glorioso PC un Mac. E soprattutto m’è toccato capirne il funzionamento e impratichirmi col nuovo programma da usare. Pensavo peggio…  In un paio di giorni ce l’ho fatta e ora vado quasi  come una scheggia un po’ zoppina 🙂

Riflessione: con il nostro mestiere non si finisce mai di imparare.

Sarà per questo che mi piace tanto?

Perché i notai devono rivolgersi a traduttori iscritti all’albo del tribunale

Il motivo per cui gli atti notarili da redigere in doppia lingua  devono essere tradotti da un traduttore iscritto all’albo del tribunale risiede in una norma di tipo fiscale. Sembra un paradosso…

L’Ufficio del Registro non accetta atti bilingui, se non tradotti da un CTU o, in mancanza di esso, da una persona incaricata dal presidente del tribunale.

Ecco l’articolo del DPR 131 del 26/04/86 che il notaio con cui ho collaborato oggi, e al quale ho chiesto la spiegazione alla domanda che mi ponevo da tempo,  mi ha reso noto:

Articolo 11 comma 5. Agli atti scritti in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana eseguita da un perito iscritto presso il tribunale ed asseverata conforme con giuramento. In mancanza di periti traduttori iscritti presso il tribunale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio del registro competente la traduzione e’ effettuata da persona all’uopo incaricata dal presidente del tribunale.

E così anche oggi ho imparato qualcosa  🙂

The Iron Ant

Direi che non fa una grinza… Torna con il nome, con il cognome, con il darsi da fare  e  la fatica.

Me l’ha trovato un mio caro amico,  mi è piaciuto, e ora il mio nuovo nick name è questo.

Divertente.

A volte non troppo, però. Correre correre correre, pensare pensare pensare, inventare, costruire, raggranellare, prevedere, provvedere,  prrrrrrr 🙂

Sollevamento pesi continuo; a volte i pesi cascano, su un piede magari, e son dolori. Ma anche se non cascano son dolori, alle braccia  in tal caso. Comunque, una vera Iron Ant tira dritto.

Non le importa di avere le tasche prosciugate dal fisco, né di dover aspettare 27 (dico ventisette) mesi per vedersi corrispondere la liquidazione di vent’anni di lavoro da dipendente statale. Funziona così. Iron Ant anticipa le tasse di quello che guadagnerà (ma lo guadagnerà???) come libera professionista nel 2013 e aspetta due anni e tre mesi per vedersi restituire quello che ha versato, anzi che le è stato trattenuto direttamente dalla busta  paga,  mese mese per 240 mesi.  Ai  circa 3000 euro che l’INPS deve rimborsarle da quasi due anni per aver versato più del dovuto, Iron Ant non pensa quasi più. Quasi…

Iron Ant ne ha piene le iron balls.

Iron Ant preferirebbe essere  Iron Cicada.

In barba a La Fontaine.

The Cicada and the Ant

Cicada, having sung her song
All summer long,
Found herself without a crumb
When winter winds did come.
Not a scrap was there to find
Of fly or earthworm, any kind.
Hungry, she ran off to cry
To neighbor Ant, and specify:
Asking for a loan of grist,
A seed or two so she’d subsist
Just until the coming spring.
She said, “I’ll pay you everything
Before fall, my word as animal,
Interest and principal.”
Well, no hasty lender is the Ant;
It’s her finest virtue by a lot.
“And what did you do when it was hot?”
She then asked this mendicant.
“To all comers, night and day,
I sang. I hope you don’t mind.”
“You sang?” Why, my joy is unconfined.
Now dance the winter away.”

Alcuni Tribunali chiuderanno. Dove andremo ad asseverare?

Prendo spunto dalla domanda di una collega per dare una risposta al quesito che probabilmente molti di noi si sono posti, specialmente coloro che operano in un territorio che vedrà sparire la sezione distaccata del Tribunale o il Tribunale medesimo.

Le possibilità sono due:

1) Ci si mette in cammino verso il Tribunale più vicino

2) Si assevera dal Notaio sotto casa 🙂

È possibile e del tutto lecito e valido asseverare le nostre traduzioni innanzi a un Notaio invece che alla Volontaria Giurisdizione o presso il Giudice di Pace. Non me lo sono sognato stanotte. Lo dice la normativa.

“Il primo comma dell’art. 1 L.N. non esaurisce peraltro le funzioni attribuite al notaio. Il secondo comma dell’art. 1 L.N. infatti, integrato dall’art. 1 del r.d.l. 14.7.1937, n. 1666, attribuisce al notaio una serie di ulteriori facoltà: sottoscrivere e presentare ricorsi di volontaria giurisdizione (n. 1), ricevere atti di notorietà (n. 2), ricevere le dichiarazioni di accettazione di eredità col beneficio di inventario e di rinuncia all’eredità (nn. 3 e 7), compiere atti delegati dalla Autorità Giudiziaria (n. 4), rilasciare i certificati di vita (n. 5), ricevere in deposito documenti (n. 6), firmare e vidimare i libri commerciali (n. 8), ricevere atti di asseverazione (n. 9), e rilasciare copie ed estratti (n. 10).”

Ovviamente il Notaio chiederà il suo compenso. Bisognerà dunque valutare cosa sia più conveniente: sobbarcarsi un viaggetto e andare al tribunale che ci è toccato in sorte, perdendo una mattinata intera, oppure avvalersi della collaborazione di un notaio del nostro rione, spendendo un qualcosa che comunque verrà messo in conto al cliente e risparmiandoci una peregrinazione.

Personalmente usufruisco del Notaio come soluzione d’emergenza,  per asseverare documenti urgenti nei giorni in cui il tribunale è chiuso.

Mi direte: ma il Notaio  non è mica a tua disposizione! No, certo. Però… è possibile creare una “sinergia” (odio questa parola, ma va di moda) prendendo contatto con un Notaio **prima** di averne bisogno. Ci si presenta (se non lo si conosce già), gli si spiega il problema e gentilmente gli si chiede se in caso di bisogno non sia disposto ad asseverare le nostre traduzioni al volo, magari fra un appuntamento e l’altro, previa telefonata.

Comunque, è abbastanza raro che si debba tradurre e asseverare in giornata, quindi nel momento in cui sappiamo che dopodomani abbiamo una traduzione pronta da asseverare, si può avvisare il Notaio con un po’ di anticipo.

Buone asseverazioni a tutti!

Buon compleanno, mamma

Oggi la mia mamma avrebbe compiuto 94 anni.  La voglio ricordare ringraziandola per quegli insegnamenti che, in altri tempi, ritenevo “antichi”, obsoleti, forse anche inutili. Ora ne capisco il senso, li apprezzo e cerco di metterli  in pratica.

So che sarai contenta, mamma, di non avere seminato al vento 🙂

Parole desuete come parsimonia, sobrietà, modestia facevano parte del tuo linguaggio quotidiano. E io ti prendevo in giro: “Non siamo mica in tempo di guerra… Non fare la ‘matusa’!”

La guerra di oggi si chiama crisi, e la subiamo tutti. Tirare la cinghia non è un optional. E allora quelle parole, quei concetti, quel modo di vivere che ho imparato da te, mamma, ora mi tornano proprio utili!

Grazie, e buon compleanno.